18•19•21•25•28 LUGLIO 2018 @ECOLANDIA

Dario Agrimi

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INSTALLAZIONE 

Gradi di vergogna

Dario Agrimi

L’installazione artistica è creata da una serie di contenitori in ferro fuso contenenti petrolio e parti anatomiche che diventano sempre più nere nel tempo. Inoltre verrà allestita un’altra stanza con 1 il telefono che squilla ogni 10 minuti.

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BIO Dario Agrimi

Nato ad Atri (TE) nel 1980, Dario Agrimi vive e opera a Trani. Tra i protagonisti italiani della nuova generazione dell’arte contemporanea, realizza opere di forte valenza concettuale, caratterizzate da un deciso sarcasmo e dallo spiazzamento percettivo, ricorrendo ai media più differenti, dalla pittura alla scultura, dall’installazione ambientale alla fotografia e al video. Le più recenti sperimentazioni sono il frutto di una ricerca progressivamente più “maniacale” nei termini della simulazione iperrealista e degli effetti di realtà, al fine di amplificare la relazione emotiva tra l’esperienza dell’osservatore e l’assurdità di taluni oggetti esposti. Numerose le implicazioni morali, religiose, tanatologiche ed erotiche al centro della figurazione di Agrimi: un continuo percorso di “estetizzazione dell’osceno” di grande ironia e libertà. 

L’attività di ricerca e quella espositiva si avviano sin dagli anni di studio presso l’Accademia di Belle Arti di Bari (2001-2006), grazie a presenze significative nell’ambito di collettive quali GAP Giovani Artisti Pugliesi (2004 e 2006) a cura di Lia De Venere, Antonella Marino e Marilena Di Tursi, una mostra che segna l’esordio per molti giovani artisti della generazione

anni ’80. Nel 2005 la prima personale di Agrimi è nella sua città, Trani, Made in head, presso la Galleria Rosso41 a cura di Pietro Boccuzzi. Sin dalla prima mostra le intenzioni programmatiche dell’artista appaiono chiare: “adottare un punto di vista differente, osservando le reazioni di chi, a sua volta, tenta di non essere travolto dagli eventi che registra, che scruta, tenendosi debitamente a distanza”, scrive il curatore. 

Sono i cicli pittorici a caratterizzare la prima fase espositiva, anche in occasione della seconda personale Lamentemente in Galleria S.P.A. ad Andria (2007) a cura di Antonella Marino e nelle collettive Bluorg Under30 (Bari, 2005) e Glocal Colours all’Italian Cultural Institute di Stoccarda (2006) a cura di Lia De Venere. 

A partire dal 2008 il linguaggio di Agrimi diventa improvvisamente più complesso e articolato, manipolando media differenti con avidità e ironia. Sono di questi anni le sculture e le installazioni a tema religioso come Diononsimisuraconluomo (2008), una croce realizzata con un metro pieghevole in legno, o Offerte (2009), un vero candeliere con tanto di cassetta per le offerte dei fedeli.

In questi anni l’artista esplora inoltre le contraddizioni del linguaggio e della retorica comune, con opere di accezione concettuale come Cenerentola (2009), un’incudine su cui appone la scritta “Fragile”, Métà (2008), la grande pila di 12 metri con 22 quintali di scarpe usate, Laprincipessasulpisello (2009), in cui una giovane donna giace esanime su una torre di 7 metri realizzata con materassi impilati.

Le personali Métà (installazione pubblica, Trani, 2008), e A membro di segugio (Galleria Formaquattro, Bari, 2011) a cura di Grazia De Palma, rappresentano l’avvio della produzione di nuovi cicli dominati dalla tematica della morte e dell’erotismo, attraverso il ricorso alla tassidermia di animali deformati, spesso in funzione dell’allusione erotica: Gigante (2010), un gatto nero di circa due metri, ed Extension (2011), un’oca bianca dal collo lunghissimo, ironia perversa della figurazione del mitologico cigno di Leda. Sempre nel 2010 espone il ciclo delle opere Hair, ritratti realizzati con capelli e barbe.

“Una grande scatola nera aleggia sul pavimento. Il contenuto è un mistero. Un testo funge da guida e da inganno. Riuscirà il pubblico a decidere, sporcandosi i piedi per entrare, se partecipare liberamente alla scoperta dell’opera o solo immaginare di averla vista?” Questa domanda annuncia una delle personali più significative di questo periodo, Grazieadiosonoateo (Sala Murat, Bari, 2011), in cui Agrimi espone per la prima volta Ascesa (2011), la fedelissima riproduzione di una salma dalle sembianze dell’artista, in abiti neri, posizionata a 45° dal pavimento, con i talloni ben serrati per terra.

I calchi riprodotti in silicone e le tassidermie di ratti in posizione di copula compaiono nelle varie mostre degli anni 2010-2012, tra cui la doppia personale La pensée du dehors (Castello di Conversano, 2010) a cura di Roberto Lacarbonara, insieme con l’artista Enzo Guaricci, Distopie. Società fragile (Galleria 26CC, Roma, 2012) a cura di Roberto D’Onofrio, la partecipazione alla 54° Esposizione Internazionale La Biennale Di Venezia, Padiglione Italia Accademie, Tese di San Cristoforo, a cura di Vittorio Sgarbi e due importanti collettive presso la nuova Fondazione Pino Pascali di Polignano a Mare: Ouverture (2012) a cura di Antonio Frugis, Roberto Lacarbonara e Nicola Zito, e Dialoghi Est/Ovest (2012) a cura di Rosalba Branà. 

Seguirà, nel 2014, la personale Duel , nella stessa Fondazione, a cura di Antonio Frugis. Qui compare per la prima volta la scultura Limbo (2014), una vasca di legno nera, piena fino all’orlo di una specchiante materia oleosa, nella quale affoga il calco di un volto di cui riconosciamo naso e bocca. “L’iperrealismo portato a risultati estremi – scrive in catalogo Rosalba Branà – serve ad amplificare le emozioni ma anche mettere a disagio lo spettatore. Ogni opera di Agrimi provoca un dibattito e una discussione”.

La stessa iperrealtà, tradotta nelle unità modulari e minimali di quadrati da 1×1 metro, caratterizza anche Oasi (2014), esatta riproduzione di pelle umana con tanto di nei e 1 pelo.

Le nuove opere viaggiano per il continente, grazie alla collettiva Coexistence, un progetto itinerante che genera un confronto tra giovani artisti di area adriatica, con esposizioni a Tirana (Albania), Cetinje (Montenegro), Rijeka (Croazia), Venezia e Polignano a Mare (2014). Ulteriore partecipazione internazionale quella di Swab (Fiera di Barcellona, Spagna 2015) e Contemporary Istanbul (Turchia, 2015).

Molto significativa la personale Limbo (2015) a cura di Roberto Lacarbonara, una piccola antologica in cui Agrimi espone opere inedite di estremo rigore ed essenzialità, come Idem (2013), una mascherina trasparente in plexiglass, More difficult (2013), una coppia di puzzle da 500 pezzi completamente bianchi, o le più criptiche Anima gemella (2013), coppia di vecchie banconote da 100mila lire, con numero seriale consecutivo, e Miraggio (2013), tre carte da gioco “ingiocabili”, con il fronte ed il retro identici.

A partire dal 2016 Agrimi avvia un’attività di arte pubblica e clandestina attraverso la serie delle performance Sinonimi e contrari (2016-2017), in cui appone finte didascalie in contesti espositivi internazionali che non prevedono la presenza dell’artista, specie all’interno dei contesti fieristici. “L’operazione – afferma il critico Marcello Francolini – è un modo di confondere cognitivamente il senso espositivo dell’opera nei circuiti fieristici e sistemici del Mondo dell’arte. La didascalia diviene elemento che mimetizza la realtà nell’arte dando forma a degli ossimori figurali, in cui il paradosso diviene la cifra tonale di fondo. […] Mette così alla prova lo stesso pubblico che si trova disorientato dinnanzi ai titoli che pretendono nominalmente d’essere rappresentazioni dell’Effimero, indicando come materiali la Fiera stessa come a prendersi gioco dell’entità delle relazioni degli interessi che si profilano al suo interno; come rappresentazioni del “Nulla”, come nel caso dei cartellini apposti sulle pareti lasciate vuote tra gli interstizi tra gli stand, come l’occupazione illegittima di una landa isolata. Oltretutto in quest’ultimo caso è il tentativo di nominare l’indefinito, di porlo in-forma”. 

L’intervento si replica in numerosi contesti, da Palazzo Strozzi a Firenze al Blanco Museum di Bali (Indonesia), da Arte Fiera a Bologna al Guggenheim di Venezia.

Tra il 2017 e il 2018 espone in mostre personali retrospettive, in grado di illustrare circa 15 anni di attività: Oggi è il domani di ieri (Palazzo Gioia, Corato, 2017) e Gonadi (Sedi varie, Galatina, 2018) a cura di Alexander Larrarte, e Scatola nera (Palazzo Beltrani, Trani, 2018) a cura di Roberto Lacarbonara, proseguita con il focus Ce n’è per tutti! Prima, ma …meglio poi a cura di Lia De Venere. 

Nelle recenti personali tornano in mostra molti nuovi lavori pittorici (Le ore, Polianni, 2014), caratterizzati da una inedita violenza gestuale, molto diversa dalla minuzia iperrealista degli esordi, eppure ancora capace di dialogare con le immagini delicate e perbeniste di vecchie composizioni amorose, su cui Agrimi interviene con colori acidi e primari.

Il paradigma dell’assurdo e la idiosincrasia del linguaggio è però la chiave costante di ogni intervento. Dagli attrezzi agricoli inutilizzabili di Pieghe del tempo (2017) a Personale (2017), un autoritratto con polaroid completamente nere; da La tana del lupo (2018) a Guerrafondali (2018), elmetti nazisti trasfigurati in gentili acquari per pesci rossi.

Il calco in silicone Non dice chi è (2016) evidenzia una maggiore ambiguità del soggetto iperrealista, questa volta appeso esanime ad un cappio invisibile e offerto alla vista per i soli piedi che emergono da un velo nero. Un enigma che riguarda anche Acquasantiera (2018), calco in gesso di un volto immerso in olio esausto, e soprattutto l’opera Scatola nera (2018), una comune scatola bianca che contiene un mistero: “Studio la scienza comportamentale per prevedere le reazioni di chi si troverà a contatto con l’opera – dichiara l’artista in proposito – Di ogni cosa, ne valuto anche il suo opposto o complementare. La scatola nera, in genere, non è mai nera ma tutti la immaginiamo tale. Cosa nasconderà la scatola nera al suo interno? Dopo aver visto una mostra dove sono esposte quasi 100 opere potrebbe esserci di tutto. È stata l’opera giusta per chiudere un percorso. Chi ha avuto il coraggio di aprirla ha riso, alcuni si sono spaventati altri altro. Nessuno è rimasto indifferente ed è quella la cosa più importante qualsiasi cosa si faccia. Serve lo spettatore per dare un valore al proprio prodotto. Purtroppo”.

Nel 2017 vince il premio Grottole art in Nature promosso dalla Fondazione Maria Rossi. In questa occasione Agrimi presenta la grande scultura permanente Meteorite dal paradiso per un paradiso in terra, una sfera del diametro di 3 metri, interamente ricoperta di fiori sintetici e conficcata nel terreno, a simulare un corpo alieno atterrato nel parco archeologico Grottole di Polignano a Mare.

L’ultimo lavoro di Agrimi, ancora in corso di produzione, è Chi è chi? Partenogenesi, una serie di videointerviste in cui alcuni critici d’arte italiani recensiscono una misteriosa scultura dell’artista, non visibile allo spettatore, e mai esposta in precedenza. È forse il manifesto poetico dell’artista, la piena e raggiunta maturità di una proposta antisistema e criptica, contraddittoria e farsesca. Ma anche la ricerca di una consapevole aridità dell’esistenza, di cui l’artista mostra alienazione e negazione. “una crepa nella semplicità” la definisce in un testo inedito. “Da uno ad infinito, universi complessi. Aumenta il grado di complessità. Si creano galassie, pianeti, satelliti, meteoriti, polvere di quell’unità primordiale. Viviamo nella storia della polvere, degli scarti di quell’atto originario”.

 

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