18•19•21•25•28 LUGLIO 2018 @ECOLANDIA

Patrizia Giancotti

Storytelling nel bosco

Patrizia Giancotti

foglie narranti

“Senza foglie non c’è Dio” recita una massima del popolo Yoruba. Significa che nelle foglie, nella natura verde, nella foresta e nel bosco si trova la massima espressione del sacro, senza la quale né Dio, né gli esseri umani possono esistere. Nel corso della mia ricerca antropologica, dalle foreste pluviali dell’Amazzonia ai villaggi balinesi, dai templi del Benin ai terreiros di Bahia, ho raccolto direttamente dalla bocca di sacerdotesse, sciamani e altri maghi verdi, molti racconti sul potere delle foglie, degli alberi e delle piante. Riforestiamo le menti! Gridano le nuove amazzoni, indigene contemporanee che identificano la salvaguardia delle foreste con la salvezza stessa degli abitanti del pianeta e dei loro corpi. Il 14 agosto il mio contributo sonoro si avvarrà, dunque, di storie raccolte tra popoli nativi, dei quali mi faccio portavoce, micro-racconti liberi che ho intenzione di piantare vocalmente, di mescolare alla voce del bosco aspromontano che si affaccia al nostro magnifico altrove marino.

 

Bio

Docente di Antropologia Culturale all’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, fotografa, scrittrice, autrice e conduttrice di programmi per RAI Radio 3, Patrizia Giancotti, dopo i primi lavori effettuati nel paese del catanzarese dove nacque suo padre, gira il mondo come fotoreporter, fermandosi diversi anni in Brasile, dove viene insignita con l’alta onorificenza del Cruzeiro do Sul per meriti culturali. Per il Parco Nazionale dell’Aspromonte dirige il cortometraggio Rinascimento d’Aspromonte, mentre per il GAL Area Grecanica effettua una ricerca che porta alla pubblicazione del libro fotografico Filoxenia – L’accoglienza tra i Greci di Calabria (ed. Rubbettino), alla realizzazione del programma radiofonico per Radio3 Volti e voci della Calabria greca. Tra i libri pubblicati ricordiamo Bahia (Ed. A&A) con scritti di Caetano Veloso, Jorge Amado e Luciana Stegagno Picchio, Mito e desiderio (Ed. Franco Angeli), le guide APAGUIDE su Roma e Firenze. Da qualche anno abita stabilmente in Calabria e sul magazine del Consiglio Regionale Calabria on Web, tiene una rubrica fissa dal titolo Io sono qui.

 

Rinascite aspromontane
Metti una discarica in Aspromonte a due passi dalla vista mozzafiato sulla Sicilia, metti un professore visionario, un gruppo di artisti e performer che decidono di recuperare quel bosco alla vita e riescono insieme a farne uno spazio libero per l’arte. Così, nel cuore del Parco Nazionale dell’Aspromonte, nel bosco di Gambarie, tra una cascata e una pista da sci, in sinergia con il Comune di Santo Stefano in Aspromonte, nasce Aspromondo Face Festival, quest’anno alla XIV edizione, il Bosco degli Artisti, dove l’arte contemporanea dialoga con la natura, la chiama in causa, si fa portavoce delle sue istanze. Quest’anno dal 10 al 15 agosto, la residenza ha messo insieme una decina d’artisti, sotto lo stesso cielo, seduti allo stesso tavolo, attorno allo stesso fuoco notturno che propizia l’inanellarsi di racconti e canti. Tra loro, c’è Elia Valeo studente dell’Accademia di Catanzaro che incide il suo alfabeto su tronchi che rivivranno nel bosco, diventando matrici di un sentimento identitario; c’è la fondatrice dello spazio Technè Contemporary Art di Reggio, Angela Pellicanò, che insieme alla sorella d’arte Caterina, ingaggia i suo corpo sul pendio in Qualcosa di fisico, fino alla creazione di una sinuosa dimora di rami resi duttili dalle loro abili mani; c’è la misteriosa Baba Jaga in fotografia e caramelle di vetro da seminare come le briciole per trovare la strada, c’è Il Cappuccetto Rosso di Federica De Stefano e Larissa Mollace appeso a un albero per ribaltare la fiaba di Perrault e tra le foglie luccica imperioso un grande coleottero dalla livrea turchina. È la Rosalia Alpina di Salvatore Piromalli, artista-trasformista, opera in vetroresina a basso impatto ambientale, esemplare di una specie prioritaria e vulnerabile, che qui diventa simbolo della marginalità e metafora della paura del diverso. Spiega Piromalli: “Come accade spesso agli insetti — ignorati, schiacciati, calpestati — anche le persone che vivono ai margini, fuori dagli schemi sociali e culturali, subiscono violenze e invisibilizzazione, esperienze di bullismo esclusione e negazione, per questo ho trasformato un piccolo essere minacciato in una creatura monumentale e resistente che reclama spazio, visibilità e rispetto.”
A raccontare il genius loci, anch’io, antropologa tra i soggetti invitati, ho richiamato personalmente a raccolta gli spiriti delle forze della natura di culture apparentemente lontane che trovano in ogni foglia, goccia di rugiada, alito di vento, o radice il loro altare privilegiato. A cominciare da Exu colui che inizia, l’apri-cammino al quale offrire il primo saluto, il primo sorso, il primo pensiero, per passare a Oxosse, signore dei boschi, e a Ossaìn sapienza delle foglie, delle erbe e del loro utilizzo. Sotto la scultura di ferro filato dedicata alle madri del bosco, e sotto gli occhi della ieratica Sibilla aspromontana di Marco Labate, si sono manifestate le potenze femminili presenti, come la dea del vento Oyá Iansã, che scompiglia le chiome degli alberi con i suoi movimenti e non lascia mai la spada, Oxum delle acque dolci e Yemanjá dea del mare che danza con lo specchio d’argento, perché l’Aspromonte era mare, è mare, lo raccontano conchiglie e scheletri di balena ritrovati poco lontano da qui. A chiudere, il racconto dei maghi verdi che indicano la via dell’ascolto, anche dell’ascolto della notte della selva nella quale risuonano i passi delle donne e degli uomini che siamo stati e che saremo, perché tutto, risuona con anticipo nella notte del bosco, ancor di più nel bosco di questo potentissimo Asprumunti, dell’appennino ‘u cchjù forti gihànti, come recita nel suo omaggio poetico Giovanni Favasuli.
Intanto il poliedrico attore-musicista Dario Zema dava vita a Puck, spirito del bosco, con la sua performance site-specific, capace di portare l’emblematico personaggio shakespeariano dal bosco elisabettiano alla selva aspromontana, creando un paesaggio sonoro nel quale Zema ha saputo mescolare, in un’unica effimera apparizione, voci della natura, timbri armonici, parole e ritmo.
Infine, il pubblico attento che ha seguito su per il pendio tutto lo srotolarsi di opere e racconti, è richiamato dal suono antico della zampogna che, sola, prefigura le aspettative di un finale. Ma quando tutti si radunano attorno allo strumento, ecco spuntare inaspettatamente dalla terra una mano e poi un’altra. Da una fossa invisibile alta un metro e mezzo esce lentamente il corpo esile di una ragazza bionda con un lungo abito bianco segnato dalla terra, il viso velato. Cresce piano, albero umano, fuori dalla fossa che lei stessa si è scavata in due giorni di lavoro di pala. Allunga le braccia verso la luce, muove i primi passi di una nuova vita, della sua rinascita, di quella di tutti i presenti e della stessa montagna che, negli anni bui che ingiuriarono il suo nome, fu teatro del male, innocente fossa e prigione per tanti rapiti. Come appena partorita dalla terra, la ragazza procede incerta, inciampa, viene alla luce, si toglie lentamente il velo dal volto e con quello fascia una grande zolla di terra d’Aspromonte che lei stessa ha cavato fuori dal fosso. La tiene avvolta amorevolmente, se ne prende cura, la protegge. Con essa tra le braccia fende la folla, seguita dal suono ipnotico della zampogna, e da tutti i presenti, calamitati insieme a lei all’affaccio salvifico sullo Stretto, al sole rosso che vediamo tutti insieme dal punto più alto, mentre scende dietro alla Sicilia, promettendo di ritornare.
Di tutto questo si sarebbe parlato la sera attorno al fuoco, con la performer – attrice Anna Gumpel, che per scavare la sua fossa ha scavato nell’opera di Jodorowsky, Pina Bausch e Marina Abramovich, per un’opera che è un atto psicomagico, un’azione simbolica rivolta alla natura e agli esseri umani, metafora delle rinascite di tutti dai propri errori, e rito collettivo, messo in atto per pacificare e per ripristinare l’antica alleanza tra ciò che vive, ciò che si sente e ciò che resta invisibile. Nella notte, attorno al fuoco, le parole che lasciano spazio alla musica, mentre il bosco dell’Aspromonte accoglie e interroga i suoi nuovi abitanti.

ASPROMONDO è un progetto di residenza artistica nato dalla collaborazione tra il Comune di Santo Stefano in Aspromonte, il FACE Festival e l’Accademia di Belle Arti di Catanzaro.
La direzione artistica è di Paolo Giosuè Genovese, professore di grafic design e progettazione artistica all’Accademia di Belle Arti di Catanzaro.
La direzione organizzativa è di Giorgia Foti.

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RESIDENZA C/O EX VIVAIO FORESTALE CUCULLARO • SANTO STEFANO IN ASPROMONTE • ITALIA

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