Oracolo
scultura ambientale
Ecco dove nascerà l’opera: 38.122758,15.822050
Andrea Foti
L’opera nasce dalla volontà di riflettere sul significato della presenza, della comunità e del paesaggio attraverso un linguaggio essenziale, composto da pochi materiali primordiali: terra, ferro, legno. Sei figure antropomorfe emergono dal terreno come apparizioni silenziose. Non sono statue nel senso tradizionale del termine, ma presenze. Il loro corpo non viene scolpito: muta nel tempo. È formato da un intreccio di rami che richiama il gesto ancestrale della costruzione del nido, una delle prime architetture condivise dagli esseri viventi. Il nido è rifugio, ma anche luogo di nascita, cura e trasformazione. È una struttura che protegge senza separare completamente dall’ambiente, permeabile alla luce, all’aria e al tempo. L’elemento pienamente visibile è il volto. Le maschere in ceramica bianca, modellate attraverso la tecnica tipica della “pigna” , instaurano un dialogo con una lunga tradizione artigianale dell’Italia meridionale. In questo progetto, tuttavia, quella tecnica viene sottratta alla sua funzione decorativa per assumere un valore simbolico: le scaglie che ricoprono il volto evocano semi, foglie, piume o petali, rendendo la superficie viva e ambigua. Le maschere non raffigurano individui, ma archetipi: identità sospese tra umano, vegetale e spirituale. La disposizione circolare costituisce il cuore dell’installazione. Nessun volto guarda verso il paesaggio o verso il pubblico esterno. Tutti convergono verso uno spazio centrale apparentemente privo di oggetti. È proprio questa assenza a definire l’opera. Il centro non è un vuoto da riempire, ma un luogo di possibilità, uno spazio relazionale che prende forma soltanto quando viene attraversato, che invita a interrogarsi, a specchiarsi nei volti che lo osservano e a interrogare le figure oracolari.
Chi osserva l’installazione dall’esterno vede soltanto il retro di alcuni totem e comprende immediatamente che il loro sguardo è rivolto altrove. Per coglierne il significato è necessario avvicinarsi, percorrere il cerchio ed entrare nello spazio custodito dalle sei figure. In quel momento il visitatore diventa il centro della composizione, non come protagonista assoluto, ma come presenza temporanea all’interno di una comunità silenziosa. L’opera si completa nell’incontro tra corpo umano e architettura rituale. Anche il tempo è parte integrante del lavoro. I rami mutano con le stagioni, seccano, si scuriscono e possono essere sostituiti o ricostruiti, mentre la ceramica e il ferro mantengono la propria permanenza. L’installazione vive così in una tensione continua tra ciò che è destinato a trasformarsi e ciò che conserva la memoria del gesto originario. Pur richiamando forme che appartengono a molte culture (i menhir, i pali cerimoniali, le figure votive, le architetture rituali) l’opera evita riferimenti diretti. Non rappresenta un culto né una mitologia specifica. Propone invece uno spazio aperto, in cui ciascun visitatore può riconoscere temi universali: la cura, l’appartenenza, il dialogo, il silenzio e la relazione con il paesaggio. Più che un gruppo di sculture, Oracolo è un dispositivo percettivo. Invita a rallentare, a entrare, a sostare. Ricorda che il significato non risiede nei singoli elementi, ma nello spazio che essi scelgono di condividere. È in quel vuoto, custodito da sei presenze rivolte l’una verso l’altra, che l’opera trova il proprio compimento.
Bio
Andrea Foti nasce a Reggio Calabria nel 1992. Dopo il Diploma in Disegno Industriale conseguito presso l’Istituto d’Arte di Reggio Calabria, inizia un percorso che lo allontanerà per alcuni anni dal mondo accademico, sperimentandosi in ruoli attoriali ed esplorando l’arte circense della clownerie. Qui nascerà Apollo e la ricerca sulla maschera che resterà un filo conduttore in tutti i progetti successivi. Più tardi riprenderà gli studi presso l’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, dove si diplomerà in Scenografia nel 2023. Parallelamente agli studi prende corpo un percorso di formazione che lo porterà a diventare Giuda ambientale escursionistica, esperienza che sarà maestra nel conoscere e riscoprire i territori e le tradizioni calabresi, oltre che porre le basi per un forte legame con il contesto naturale che diventerà elemento fondamentale nel suo lavoro.
Nel 2024 nasce Apollo Ceramic Studio, un piccolo laboratorio artigianale dove inizia una ricerca personale attraverso l’uso della ceramica, fondendo sperimentazione, pratica manuale e linguaggi provenienti dalla tradizione artigianale calabrese, dal teatro, dal lavoro sulla maschera e dalle arti visive. ll lavoro al tornio e la modellazione manuale dell’argilla si alternano alla modellazione e stampa 3d per la ceramica, facendo del laboratorio una fucina di innovazione e incontro tra tradizione e linguaggi contemporanei.
https://www.instagram.com/apolloceramicstudio/


