18•19•21•25•28 LUGLIO 2018 @ECOLANDIA

LA SIBILLA ASPROMONTANA

Marco Labate – La Sibilla Aspromontana

Tanti e tanti secoli fa, tra gli impervi sentieri dei rilievi aspromontani, s’ergeva un castello incantato, lambito da acque che affondavano fin nelle viscere della terra e da splendidi giardini, ove i fiori più belli sbocciavano sorridendo all’aurora e le stelle brillavano a migliaia quando la notte ammiccava in mezzo alle vette. In questo luogo baciato dal sole, trovava dimora la bellissima Sibilla Cumana, insieme al fratello Marco. Essendo la donna più sapiente di tutti i tempi, le fanciulle di buona famiglia andavano da lei ad apprendere le arti, le scienze e il galateo. Divinando gli antichi manoscritti, la maga aveva saputo che il Messia destinato a redimere il mondo, rivelando la via della verità e della luce, sarebbe nato da una donna e, sicura della sua bellezza o delle sue immense conoscenze in tutti i campi dello scibile, non dubitava che il cielo avrebbe scelto lei come madre del Cristo. Un giorno, però, mentre le allieve erano intente a narrare i sogni della notte precedente, come solevano fare, raccolte in cerchio, non appena iniziavano la lezione davanti alla Sibilla, una di loro, Maria, disse d’aver sognato una cosa stranissima: un raggio di sole le era entrato nell’occhio destro e le era poi uscito dal sinistro. La Sibilla interpretò la visione onirica della fanciulla e scopri che era Maria la prescelta, la donna destinata a diventare la madre di Cristo! Si sentì indignata e oltraggiata. Tutta quella profonda sapienza che saggiamente aveva dispensato per secoli non era servita a niente! E presa da un impeto d’ira pensò che tanto valeva sopprimere qualsiasi espressione di cultura. Fece un gran rogo e vi buttò dentro tutti i preziosi volumi che possedeva e ordinò alle sue alunne di fare lo stesso, gettando e le sue conoscenze non libri che lei stessa aveva donato loro alle fiamme. Da quel giorno si chiuse in sé stessa e diventò così cattiva che nessuna fanciulla andò più da lei vennero più tramandate. Dopo qualche tempo, la Sibilla seppe che la profezia si era avverata: il vaticinato figlio di Dio era nato da Maria e pianse e si disperò tanto da confidare il suo dolore al fratello, giurando vendetta. Marco vedendola così affranta decise di appagare la brama di rivalsa della sorella. Andò, quindi, alla ricerca di Gesù e quando lo ebbe trovato lo percosse violentemente sulla guancia con la mano destra. Questo gesto valse a entrambi la dannazione divina. Marco fu condannato a vagare in eterno tra gli antri del castello e a percuoterne continuamente i cancelli con il palmo sacrilego che aveva avuto mazza di ferro. La Sibilla, invece, fu imprigionata nella sua dimora costretta a soffrire per l’ardire di colpire Cristo trasformato in una l’eternità, rodendosi dall’ira, per aver osato offendere Maria. Col passare dei secoli, il castello venne inghiottito dai rovi e, per volere di Dio, fu abbandonato dal sole e trasformato in una buia spelonca. Proprio di fronte all’antro misterioso, nella valle di Polsi, sorse il santuario dedicato a Maria della Montagna, il cui sguardo tenace è sempre rivolto alla grotta della maga malvagia, per far sì che non cerchi di vendicarsi del torto subito. Solo in un’occasione, la Madonna distoglie il proprio sguardo: quando il popolo la porta in processione, la vara viene fatta uscire dal santuario con le spalle girate, voltando sempre il tergo alla Sibilla, quasi in segno di scherno. E quando la statua, cosi rivolta, entra in chiesa, oscure nubi coprono le cime della montagna e un forte vento inizia a sbuffare nei sinuosi recessi aspromontani, portando con sé il lugubre suono di una mazza e l’eco di eterne imprecazioni. Marina Crisapi, FEBEA. Miti, misteri e leggende di Reggio Calabria e dintorni, Laruffa Editore, Reggio Calabria 2016, pp. 67, 68.

Bio

Marco Labate (Reggio Calabria, 1989) ha iniziato la propria formazione presso il Liceo Artistico Mattia Preti di Reggio Calabria, per poi approdare all’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, dove ha conseguito la laurea triennale di primo livello in pittura ed è attualmente prossimo a conseguire la laurea magistrale in decorazione.
La sua attività artistica si muove principalmente in ambito pittorico e decorativo, alla ricerca di percorsi espressivi originali svolti, prevalentemente in chiave narrativa, con l’obiettivo di riportare alla luce quel singolare intreccio di storia e miti, splendori e lacerazioni che, dall’antichità ai tempi attuali, hanno percorso ed identificato il territorio magnogreco.
Accanto alla partecipazione a numerosissime mostre collettive, si segnalano le sue personali di pittura presso la Chiesa di Santa Caterina a Noto (2019) e presso il Mercato Vecchio di Ortigia
– Siracusa (2019) e, ancora, l’esposizione-performance Pandemia presso il Castello Aragonese di Reggio Calabria, in occasione del 3o evento Derive Festival (2020), in collaborazione con Cinzia Palumbo.
Dal 2017 al 2019 ha partecipato all’Infiorata di Noto in qualità di mastro infioratore.
Nel 2010 alcune sue opere sono state scelte per la realizzazione delle scenografie del cortometraggio-remake La dolce vita di M. Trovato; nello stesso anno è stato selezionato da Telethon per la realizzazione di una tela sul tema Marevivo e nel 2016 ha ricevuto la menzione speciale sezione ordinaria Accademia di Belle Arti con l’opera Centauromachia, nell’ambito del Premio Internazionale Lìmen Arte V ed. 2015-2016, sez. Giovani artisti italiani e stranieri a cura di L. Caccia, indetto dalla Camera di Commercio di Vibo Valentia.
È presente con alcuni suoi lavori sul Catalogo Il corpo del mito, a cura di Giuseppe Oreste Surace (Armenio Editore SRL, Brolo 2019), sul Catalogo Artefizio, a cura di Marcello Francolini e Francesco Finotti (Città del Sole Edizioni, Reggio Calabria, 2022) e sulla rivista Art
Now, promotore di creatività (num. I, anno IV, Gennaio/ Febbraio 2021, p. 167), periodico d’arte, diretto da Sandro Serradifalco.

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